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05 Marzo 2018
05 Marzo 2018

Mobbing e straining, le ultimissime novità della Corte di Cassazione

Nei primi mesi del 2018, la Cassazione è tornata sulla questione della risarcibilità del danno da mobbing, nonché sulla qualificazione giuridica dello straining. Infatti, con l'ordinanza 3871 del 2018 i Giudici, dopo aver accertato l'insussistenza dell'intento persecutorio idoneo ad unificare tutti gli episodi addotti dall'interessato e, quindi, la configurabilità del mobbing – non era stato provato, infatti, né l'intento persecutorio, tantomeno la reiterazione e sistematicità nel tempo delle condotte - hanno affermato che alcuni episodi erano comunque ascrivibili ad una responsabilità del datore di lavoro. Pertanto, lo stesso poteva essere chiamato a risponderne, ovviamente nei limiti dei danni a lui imputabili. Per ciò che attiene, invece, la fattispecie dello straining, l’ordinanza n. 3977 del 2018 ha concluso che, nel caso di specie, "la condotta posta in essere dal dipendente non potesse essere ricondotta nella fattispecie del mobbing, bensì integrava lo straining", ossia uno stress forzato deliberatamente inflitto alla vittima dal superiore gerarchico con obiettivo discriminatorio, che non è altro che una forma di mobbing attenuato nella quale non si riscontra il carattere della continuità delle azioni vessatorie, le quali, ove si rivelino produttive di danno all'integrità psico-fisica del lavoratore, giustificano la pretesa risarcitoria ex art. 2087 c.c.
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