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12 Marzo 2018
12 Marzo 2018

Impugnativa del licenziamento nei confronti del datore di lavoro fallito e competenza funzionale del Giudice del Lavoro

La Corte di Appello di Roma, in funzione del Giudice del Lavoro, con sentenza n. 2836 del 23 maggio 2017 ha statuito che in caso di sottoposizione della società datrice di lavoro a liquidazione coatta amministrativa ovvero a fallimento “spetta al giudice del lavoro la cognizione non soltanto sulle domande del lavoratore di impugnazione del licenziamento e di condanna del datore di lavoro alla reintegrazione nel posto di lavoro - in quanto dirette ad una pronuncia costitutiva - ma anche la domanda di condanna generica al risarcimento dei danni commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento a quello della effettiva reintegrazione, trattandosi di istanza meramente riproduttiva del contenuto dell’art. 18, IV comma, della legge 20 maggio 1970, n. 300, così come modificato dall’art. 1 della legge 11 maggio 1990, n. 108, e consequenziale alle richieste principali di dichiarazione di inefficacia del licenziamento, che non comporta alcun accertamento aggiuntivo sul quantum del risarcimento, né quindi, impone lo scorporo della domanda per la preventiva verifica in sede di accertamento allo stato passivo avanti i competenti organi della procedura fallimentare a tutela degli altri creditori, dovendosi ritenere, sul piano della ratio legis l’inutilità di una simile verifica, idonea ad appesantire ingiustificatamente la durata del processo”.
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